Grammatica spagnola per chi parla italiano
Questa pagina raccoglie le regole di grammatica spagnola che servono davvero a chi parla italiano, dal presente indicativo al congiuntivo. Ogni spiegazione confronta lo spagnolo con l'italiano, per mostrare dove le due lingue si comportano allo stesso modo e dove invece un calco dall'italiano produce una frase sbagliata. Non è pensata per essere letta tutta d'un fiato: tienila aperta accanto a quello che stai leggendo o scrivendo, e cerca dentro la regola che ti serve in quel momento.
Presente de indicativo: il presente indicativo
Il presente si forma come in italiano, ma un ampio gruppo di verbi cambia la vocale della radice (e>ie, o>ue, e>i) in tutte le persone tranne nosotros/vosotros, un'alternanza che l'italiano non conosce: verbi identici come pensar/pensare restano regolari in italiano (penso) e cambiano in spagnolo (pienso).
Il presente indicativo spagnolo si forma sostituendo la desinenza dell'infinito (-ar, -er, -ir) più o meno come l'italiano fa con -are, -ere, -ire, e le tre coniugazioni si comportano in modo molto simile nella maggior parte dei verbi.
La differenza vera riguarda un ampio gruppo di verbi che cambia la vocale della radice in tutte le persone tranne nosotros e vosotros: e diventa ie (pensar -> pienso), o diventa ue (contar -> cuento), e diventa i (pedir -> pido). L'italiano non ha questa alternanza: verbi identici come pensare e contare restano regolari in ogni persona.
L'italiano ha invece una sua irregolarità che lo spagnolo non conosce affatto: l'infisso -isco di molti verbi in -ire (capire -> capisco, finire -> finisco). Nei verbi spagnoli in -ir questo infisso non esiste mai, quindi non va cercato.
| *pensar*: pienso, piensas, piensa (e>ie) | l'equivalente *pensare* resta regolare in italiano: penso, pensi, pensa |
|---|---|
| *contar*: cuento, cuentas, cuenta (o>ue) | *contare* resta regolare in italiano: conto, conti, conta |
| *pedir*: pido, pides, pide (e>i) | l'italiano non ha questa alternanza: il verbo corrispondente, *chiedere*, ha una radice del tutto diversa |
| nosotros/vosotros: pensamos, pedimos | il cambio scompare, come sarebbe regolare anche in italiano |
Esempi
- Cuando viajo a Italia siempre pierdo la maleta en el aeropuerto.Quando viaggio in Italia perdo sempre la valigia in aeroporto.
- Mi hijo duerme diez horas cada noche desde que empezó el colegio.Mio figlio dorme dieci ore ogni notte da quando ha iniziato la scuola.
- Le pido disculpas a mi jefe cada vez que llego tarde a la reunión.Chiedo scusa al mio capo ogni volta che arrivo tardi alla riunione.
Errore tipico: Il tranello è l'automatismo: davanti a un verbo che sembra identico all'italiano (dormir/dormire, pensar/pensare, contar/contare) viene naturale coniugarlo come regolare, e la forma che esce è sbagliata proprio perché in italiano quel verbo lo è davvero.
Ser y estar: i due verbi 'essere'
Estar indica sempre dove si trova una persona o una cosa, anche quando il luogo è un fatto stabile e permanente (Madrid está en España), mentre gli eventi (la fiesta, la reunión) restano con ser proprio come in italiano: la differenza è cosa si sta collocando, non quanto sia stabile il luogo.
Lo spagnolo distribuisce ser ed estar più o meno come l'italiano distribuisce essere e stare: origine, materiale, ora, professione e caratteristiche permanenti vanno con ser come con essere, mentre stati temporanei, salute e la perifrasi progressiva (estar + gerundio) vanno con estar come con stare (estoy bien = sto bene).
Il punto dove il transfer inganna è il luogo: l'italiano usa essere per la posizione nella maggior parte dei casi, stabile o no ('Madrid è in Spagna'), mentre lo spagnolo impone sempre estar per dove si trova un oggetto o una persona, anche quando il fatto è permanente: Madrid está en España, mai es en España. Gli eventi restano un'eccezione che in realtà è la stessa regola vista da un'altra parte: una fiesta o una reunión usano ser perché non si localizza un oggetto ma si dice dove accade l'evento, ed ecco che l'italiano fa lo stesso (la festa è a casa mia).
Alcuni aggettivi cambiano senso secondo il verbo (ser aburrido contro estar aburrido): l'italiano risolve la stessa ambiguità con due parole diverse, non con lo stesso aggettivo e due verbi.
| Luogo di oggetti, persone, edifici | *estar* sempre, anche se permanente (*Madrid está en España*); l'italiano usa spesso *essere* |
|---|---|
| Luogo di un evento (*fiesta*, *reunión*, *examen*) | *ser*, come l'italiano *essere* (*la fiesta es en mi casa* = 'la festa è a casa mia') |
| Stato temporaneo, salute, umore | *estar*, come l'italiano *stare* (*estoy bien* = 'sto bene') |
| Perifrasi progressiva (-ndo) | *estar* + gerundio, come *stare* + gerundio |
| Origine, materiale, ora, professione, caratteristica permanente | *ser*, come l'italiano *essere* |
| Aggettivo a doppio senso (*aburrido*, *listo*, *malo*) | stesso aggettivo, cambia solo il verbo; l'italiano usa spesso due parole diverse (noioso/annoiato) |
Esempi
- La fiesta de cumpleaños es en el jardín de mis vecinos, no en el mío.La festa di compleanno è nel giardino dei miei vicini, non nel mio.
- Aunque Madrid está en el centro de España, mi hermana dice que se siente en otro país.Anche se Madrid si trova nel centro della Spagna, mia sorella dice di sentirsi in un altro paese.
- Mi cuñado es muy aburrido cuando habla de fútbol, pero yo nunca estoy aburrido con él.Mio cognato è molto noioso quando parla di calcio, ma io non mi annoio mai con lui.
Errore tipico: Il calco più insidioso: dato che l'italiano usa essere per il luogo ('la scuola è vicino a casa'), viene naturale dire 'la escuela es cerca de casa', ma in spagnolo il luogo vuole sempre estar: la escuela está cerca de casa, anche se è un fatto stabile e permanente.
Género, número y artículos: genere, numero e articoli
Il genere grammaticale funziona come in italiano, articolo compreso, ma un piccolo gruppo di parole molto comuni cambia genere passando da una lingua all'altra (la leche è femminile, il latte è maschile), quindi il genere di una parola non si può dedurre dal suo equivalente italiano.
Lo spagnolo distribuisce il genere più o meno come l'italiano: sostantivi in -o sono quasi sempre maschili, quelli in -a quasi sempre femminili, e l'articolo (el/la, un/una) concorda esattamente come il/la, un/una. Per la maggior parte del vocabolario il genere si può trasferire di peso dall'italiano.
Il punto debole sono le parole quasi identiche che cambiano genere passando da una lingua all'altra: la leche è femminile mentre il latte è maschile, la sal è femminile contro il sale maschile, la sangre femminile contro il sangue maschile, la miel femminile contro il miele maschile, e nella direzione opposta el análisis è maschile mentre l'analisi è femminile. L'aggettivo e l'articolo seguono sempre il genere spagnolo della parola, mai quello italiano.
Il plurale si forma in modo del tutto diverso: di norma lo spagnolo aggiunge -s o -es alla fine (coche -> coches, ciudad -> ciudades) e non cambia mai la vocale finale come fa l'italiano (cane -> cani). Alcune parole che finiscono in -s non accentata restano invariate: el lunes / los lunes, la crisis / las crisis.
| *la leche* / *il latte* | femminile in spagnolo, maschile in italiano |
|---|---|
| *la sal* / *il sale* | femminile in spagnolo, maschile in italiano |
| *la sangre* / *il sangue* | femminile in spagnolo, maschile in italiano |
| *el análisis* / *l'analisi* | maschile in spagnolo, femminile in italiano |
| *el agua*, *el hambre* (femminili) | articolo *el* solo per eufonia davanti a *a*/*ha* tonica, l'aggettivo resta femminile: *el agua fría* |
| *coche* -> *coches*, *ciudad* -> *ciudades* | plurale di norma con *-s*/*-es*, mai cambio vocalico come in italiano (cane -> cani); invariati *los lunes*, *las crisis* |
Esempi
- El agua fría del grifo me despertó esta mañana.L'acqua fredda del rubinetto mi ha svegliato stamattina.
- Mi médico me dijo que tengo la sangre un poco espesa.Il mio medico mi ha detto che ho il sangue un po' denso.
- Compramos dos coches nuevos para la empresa este año.Abbiamo comprato due macchine nuove per l'azienda quest'anno.
Errore tipico: Il tranello più frequente è applicare il genere italiano a una parola quasi identica: dire 'el leche' invece di la leche, perché il cognato inganna più della parola sconosciuta.
Pronombres personales, de objeto y reflexivos: i pronomi personali, di oggetto e riflessivi
I pronomi di oggetto e la loro posizione funzionano quasi come in italiano, incluso me gusta che ricalca mi piace, quindi il vero divario è che lo spagnolo di Spagna mantiene vivo un voi formale (ustedes) distinto da quello informale (vosotros), una distinzione che l'italiano moderno ha perso nel parlato.
L'ossatura del sistema è la stessa dell'italiano: il pronome soggetto si omette quasi sempre perché la desinenza del verbo basta (hablo, non serve yo hablo), e i pronomi di oggetto si comportano come i clitici italiani, davanti al verbo coniugato e attaccati a infinito, gerundio e imperativo (quiero verlo / lo quiero ver, come 'voglio vederlo' / 'lo voglio vedere'). Anche la costruzione di gustar copia quasi esattamente piacere: in me gusta, come in 'mi piace', la cosa che piace è il soggetto grammaticale, mentre la persona che prova il sentimento è espressa con un pronome di complemento indiretto.
Il punto dove i sistemi si separano è il 'voi' formale: l'italiano moderno usa Lei solo al singolare e voi per il plurale a chiunque, mentre lo spagnolo di Spagna mantiene vivo un quarto pronome: tú informale, usted formale, vosotros informale plurale, ustedes formale plurale, una distinzione che l'orecchio italiano non è più abituato a fare.
Due particelle italiane senza equivalente diretto: ci e ne non hanno un pronome corrispondente in spagnolo, e spesso si omettono o si rendono con altre costruzioni: ci vado -> voy, ne ho tre -> tengo tres, ma ne parlo -> hablo de ello o hablo de eso.
| *tú* / *usted* (singolare) | come *tu* / *Lei*, distinzione mantenuta |
|---|---|
| *vosotros* (plurale informale, Spagna) | l'italiano non ha più un plurale informale distinto: usa *voi* per tutti |
| *ustedes* (plurale formale in Spagna, unico plurale in America Latina) | corrisponde al *voi* formale che l'italiano ha perso nell'uso comune |
| *me gusta*, *te gusta*... | identico a 'mi piace', 'ti piace': oggetto indiretto + verbo che concorda con la cosa |
| *ci vado*, *ce l'ho*, *ne ho tre*, *ne parlo* | nessun pronome equivalente: *voy*, *lo tengo*, *tengo tres*, ma *hablo de eso*, dove quello che *ne* riprende va detto |
| *quedarse* (riflessivo) | l'italiano *restare*/*rimanere* non è riflessivo: *mi quedo en casa*, non 'quedo en casa' |
Esempi
- Cuando llegamos a Sevilla, le pregunté a mi tía si vosotros ibais a la playa el domingo.Quando siamo arrivati a Siviglia, ho chiesto a mia zia se voi andavate al mare domenica.
- A mis padres les gusta mucho el jazz, pero a mí me aburre un poco.Ai miei genitori piace molto il jazz, ma a me annoia un po'.
- Este fin de semana me quedo en casa porque estoy resfriado.Questo fine settimana resto a casa perché sono raffreddato.
Errore tipico: Il tranello concreto: rivolgendosi a un gruppo in Spagna un italiano tende a usare una sola forma per tutti come farebbe con voi, mentre deve scegliere tra vosotros (amici, familiari) e ustedes (un gruppo che tratterebbe con Lei), una scelta che l'italiano non fa più da tempo.
Gustar e i verbi che funzionano 'al contrario'
Gustar e famiglia funzionano come il tuo piacere, ma lo spagnolo vuole SEMPRE il pronome le/les anche con il nome scritto per esteso, cosa che l'italiano non richiede.
Gustar si comporta esattamente come il tuo piacere: il soggetto grammaticale è la cosa o la persona che piace, non chi prova il sentimento, e il verbo si accorda con essa al singolare o al plurale ('me gusta el libro' / 'me gustan los libros', esattamente come 'mi piace il libro' / 'mi piacciono i libri'). La stessa struttura vale per encantar, interesar, molestar, faltar, doler e apetecer: se il tuo istinto con piacere, mancare, servire o bastare è corretto, funziona anche qui.
La vera differenza è che lo spagnolo rende obbligatorio il pronome le/les anche quando la persona è già nominata per esteso: si dice 'A Juan le gusta el fútbol', mai 'A Juan gusta el fútbol', mentre in italiano 'A Gianni piace il calcio' sta benissimo senza pronome. Dimenticare quel le è l'errore più comune.
Occhio anche a extrañar (o echar de menos in Spagna): a differenza del tuo mancare, qui il soggetto è la persona che sente la mancanza, non la cosa mancata, quindi 'te extraño' funziona con un soggetto normale, non al contrario.
| gustar | piacere, stessa struttura |
|---|---|
| encantar | piacere moltissimo, adorare |
| faltar | mancare, servire ancora, come il tuo mancare/servire |
| doler | far male, come 'mi fa male' |
| interesar | interessare, identico |
| extrañar / echar de menos | NON è al contrario: soggetto normale, come 'sentire la mancanza di' |
| A + nome, le/les + verbo | il pronome è obbligatorio anche col nome scritto per esteso |
Esempi
- A mi hermano le encanta el fútbol.A mio fratello piace moltissimo il calcio.
- Nos duelen los pies después de la caminata.Ci fanno male i piedi dopo la camminata.
- A los niños les faltan tres euros para la entrada.Ai bambini mancano tre euro per il biglietto.
- Te extraño mucho.Mi manchi molto.
Errore tipico: L'errore più diffuso non è la struttura, che il tuo piacere ti dà gratis, ma il pronome le/les dimenticato quando il nome è già scritto: si dice 'A mi madre le gusta', mai 'A mi madre gusta'.
Pretérito indefinido: il passato remoto di ogni giorno
L'indefinido si usa per qualunque azione conclusa in un tempo chiuso ('ayer', 'en 2020'), anche recentissima, mentre il perfecto compuesto ('he hecho') resta riservato ai tempi ancora aperti ('hoy', 'esta semana').
L'indefinido è il passato che uno spagnolo usa ogni giorno per un'azione conclusa: 'comí', 'fui', 'hice'. Corrisponde al tuo passato remoto nella forma ('mangiai', 'andai'), ma non nell'uso: mentre il passato remoto è ormai quasi scomparso dal parlato, soprattutto al nord, dove 'sono andato' copre anche l'anno scorso, lo spagnolo mantiene l'indefinido vivo e obbligatorio ogni volta che il tempo è definito e chiuso, 'ayer', 'el año pasado', 'en 2020', per quanto recente sia.
Per questo la trappola più comune è calcare l'abitudine del passato prossimo e dire 'ayer he ido' invece di 'ayer fui': in spagnolo il pretérito perfecto compuesto ('he ido') si usa solo quando il tempo resta aperto o legato al presente ('hoy', 'esta semana', 'todavía no'), non per un ieri già chiuso.
Le desinenze regolari sono -é/-aste/-ó/-amos/-asteis/-aron per i verbi in -ar e -í/-iste/-ió/-imos/-isteis/-ieron per -er e -ir. Una decina di verbi comuni cambiano la radice (ser/ir: fui, estar: estuve, tener: tuve, hacer: hizo, poder: pude, querer: quise, decir: dijo, venir: vine) e vanno semplicemente memorizzati.
| -ar: -é, -aste, -ó, -amos, -asteis, -aron | comí -> comer segue lo stesso schema con -í |
|---|---|
| -er / -ir: -í, -iste, -ió, -imos, -isteis, -ieron | viví, viviste, vivió... |
| ser / ir: fui, fuiste, fue, fuimos, fuisteis, fueron | identiche per i due verbi, si distinguono dal contesto |
| estar: estuve, estuviste, estuvo... | radice irregolare, desinenze regolari |
| tener: tuve, tuviste, tuvo... | radice irregolare |
| hacer: hice, hiciste, hizo... | attenzione alla -z- in 'hizo' |
| poder: pude, pudiste, pudo... | radice irregolare |
| querer: quise, quisiste, quiso... | radice irregolare |
| decir: dije, dijiste, dijo, dijeron | terza plurale in -eron, non -ieron |
| venir: vine, viniste, vino... | radice irregolare |
Esempi
- Ayer fui al mercado con mi madre.Ieri sono andato/a al mercato con mia madre.
- El año pasado vivimos en Sevilla.L'anno scorso abbiamo vissuto a Siviglia.
- ¿Qué hiciste el fin de semana?Cosa hai fatto il fine settimana?
- Tuve que llamar al médico esta mañana.Ho dovuto chiamare il medico stamattina.
Errore tipico: 'Ayer he ido' invece di 'ayer fui' è l'errore tipico di chi trasporta l'abitudine, soprattutto settentrionale, di usare il passato prossimo per tutto: in spagnolo un tempo chiuso come 'ayer' esige l'indefinido, indipendentemente da quanto sia recente.
Pretérito imperfecto: un passato che assomiglia quasi del tutto al tuo imperfetto
L'imperfecto ricalca quasi punto per punto il tuo imperfetto: descrizioni, abitudini, azioni di sfondo e richieste attenuate funzionano allo stesso modo, con solo tre verbi irregolari (ser, ir, ver).
Buona notizia: l'imperfecto funziona quasi esattamente come il tuo imperfetto, ed è una delle poche zone della grammatica spagnola dove puoi fidarti del tuo istinto italiano. Descrizioni nel passato ('la casa era grande'), abitudini ripetute ('íbamos a la playa cada verano'), un'azione di sfondo interrotta da un'altra ('mientras cocinaba, sonó el teléfono') e le richieste attenuate con querer, poder o deber ('quería pedirte algo') si comportano esattamente come in italiano.
Le desinenze sono -aba/-abas/-aba/-ábamos/-abais/-aban per i verbi in -ar e -ía/-ías/-ía/-íamos/-íais/-ían per -er e -ir, con solo tre irregolari in tutta la lingua: ser (era), ir (iba) e ver (veía).
Un dettaglio da non aggiungere per abitudine: l'imperfecto da solo copre già l'abitualità, esattamente come il tuo imperfetto da solo. La perifrasi solía + infinitivo ('solía ir a la playa') esiste ma è un rinforzo facoltativo, non un obbligo: 'iba a la playa cada verano' basta da sola.
| -ar: -aba, -abas, -aba, -ábamos, -abais, -aban | hablaba, hablabas... |
|---|---|
| -er / -ir: -ía, -ías, -ía, -íamos, -íais, -ían | comía, vivía... |
| ser: era, eras, era, éramos, erais, eran | unico irregolare insieme a ir e ver |
| ir: iba, ibas, iba, íbamos, ibais, iban | radice completamente diversa |
| ver: veía, veías, veía, veíamos, veíais, veían | conserva la -e- della radice |
Esempi
- Cuando era niño, jugaba en el parque todas las tardes.Da bambino, giocavo al parco tutti i pomeriggi.
- Hacía mucho calor aquel verano.Faceva molto caldo quell'estate.
- Quería pedirte un favor.Volevo chiederti un favore.
- Mientras yo cocinaba, él ponía la mesa.Mentre io cucinavo, lui apparecchiava la tavola.
Errore tipico: Non serve aggiungere solía per segnalare l'abitualità: come il tuo imperfetto da solo, l'imperfecto da solo la esprime già, e solía resta solo un'opzione in più, non un requisito.
Indefinido o imperfecto: la scelta che il tuo italiano già conosce, quasi
La scelta tra indefinido e imperfecto segue la stessa logica aspettuale della tua scelta tra passato prossimo e imperfetto, ma un piccolo gruppo di verbi (conocer, saber, poder, querer) assume spesso un senso diverso secondo quale scegli, un'opposizione viva ogni giorno in spagnolo e ormai solo letteraria in italiano.
La logica di fondo è la stessa che usi già in italiano tra imperfetto e passato prossimo: l'imperfecto racconta uno sfondo, una descrizione o un'abitudine, l'indefinido un evento concluso e delimitato. Se in una frase diresti 'mentre dormivo, squillò il telefono', la stessa scelta aspettuale ('mientras dormía, sonó el teléfono') funziona identica in spagnolo.
Dove serve attenzione è con un gruppo di verbi che all'indefinido assumono spesso un senso diverso: conocía (conoscevo già) contro conocí (ho conosciuto per la prima volta), sabía (sapevo) contro supe (ho scoperto), podía (ero in grado, in generale) contro pude, che spesso si legge 'sono riuscito' (e no pude 'non ce l'ho fatta'), quería (volevo) contro quise, che in certi contesti si legge 'ho tentato' (e no quise spesso 'mi sono rifiutato'). Non sono traduzioni fisse: quise comprarlo può voler dire semplicemente 'ho voluto comprarlo' e pude hablar con él 'ho potuto parlargli', ed è il contesto a dire se l'azione è riuscita.
Questo scarto esiste anche nell'italiano letterario (sapevo/seppi, potevo/potei, volevo/volli), ma è quasi del tutto sparito dal parlato: 'ho saputo' copre entrambi i sensi senza distinguerli. Lo spagnolo, invece, mantiene viva ogni giorno questa distinzione, quindi qui il tuo istinto quotidiano non basta da solo, va riattivata a mente.
| conocía / conocí | conoscevo già / ho conosciuto per la prima volta |
|---|---|
| sabía / supe | sapevo / ho scoperto, sono venuto a saperlo |
| podía / pude / no pude | ero in grado in generale / ho potuto, spesso 'ce l'ho fatta' / non ce l'ho fatta |
| quería / quise / no quería / no quise | volevo / ho voluto, a volte 'ho tentato' / non volevo / spesso 'mi sono rifiutato' |
| tenía / tuve | avevo (stato visto nel suo svolgimento) / ebbi, ho avuto (situazione delimitata o conclusa) |
Esempi
- Cuando llegué, mi abuela ya sabía la noticia.Quando sono arrivato/a, mia nonna sapeva già la notizia.
- Ayer supe que se mudan a Valencia.Ieri ho scoperto che si trasferiscono a Valencia.
- No quería ir a la fiesta, pero al final fui.Non avevo voglia di andare alla festa, ma alla fine ci sono andato/a.
- Mi hermano no quiso venir a la fiesta.Mio fratello si è rifiutato di venire alla festa.
Errore tipico: Il tuo istinto quotidiano non aiuta qui: l'italiano parlato usa 'ho saputo' o 'ho potuto' per tutto, mentre lo spagnolo distingue vivo ogni giorno tra sabía/supe, podía/pude, quería/quise, un'opposizione che in italiano sopravvive solo nel passato remoto letterario.
Pretérito perfecto: lo stesso passato prossimo, un participio che non si accorda mai
L'ausiliare del pretérito perfecto è sempre haber, mai ser o estar, e il participio resta invariabile in -o qualunque sia il genere o il numero del soggetto.
Il pretérito perfecto si forma come il tuo passato prossimo, ausiliare più participio (he hablado, has comido, ha vivido), ma l'ausiliare non si sceglie mai: è sempre haber, per qualsiasi verbo, transitivo, riflessivo o di movimento. L'italiano alterna 'essere' e 'avere' a seconda del verbo ('è partita', 'ha mangiato'); lo spagnolo no, ha llegado e ha comido usano lo stesso identico ausiliare.
La trappola vera è il participio: in spagnolo resta sempre invariabile, maschile singolare in -o, qualunque sia il soggetto. L'italiano lo accorda con 'essere' ('si sono lavati') e persino con un pronome anteposto e 'avere' ('li ho visti'); lo spagnolo mai. Una donna scrive me he lavado, non me he lavada; los he visto, non los he vistos. Aggiungere qui una desinenza non è un dettaglio elegante, è un errore.
Per l'uso, il perfecto peninsulare copre eventi di oggi o di un tempo ancora aperto ('hoy he comido en casa'), proprio come il tuo passato prossimo: qui l'abitudine italiana si trasferisce bene, anche se buona parte dell'America Latina preferisce l'indefinido negli stessi casi.
| *haber* + participio | unico ausiliare, mai *ser* o *estar* |
|---|---|
| hablado, comido, vivido | participi regolari (-ar, -er/-ir) |
| hecho, dicho, visto, puesto, escrito, vuelto, abierto, roto, muerto | participi irregolari da imparare a memoria |
| *me he lavado*, *los he visto* | participio sempre invariabile in -o, mai concordato col soggetto |
Esempi
- Esta mañana me he levantado tarde.Stamattina mi sono alzato tardi.
- Nunca he estado en Roma.Non sono mai stato a Roma.
- La hemos visto esta mañana en el mercado.L'abbiamo vista stamattina al mercato.
Errore tipico: Il participio spagnolo non concorda mai: chi traduce 'li ho visti' o 'si è lavata' parola per parola aggiunge una desinenza che in spagnolo non esiste, quindi los he vistos e se ha lavada sono entrambi sbagliati anche se suonano naturali a un orecchio italiano.
Pluscuamperfecto: il trapassato prossimo, con un avverbio che cambia posto
Il pluscuamperfecto si forma con l'imperfetto di haber più lo stesso participio invariabile del perfecto, e descrive un'azione già conclusa prima di un altro momento del passato.
Il pluscuamperfecto si forma come il pretérito perfecto appena visto, ma con l'imperfetto di haber al posto del presente: había, habías, había, habíamos, habíais, habían più lo stesso participio invariabile in -o. Descrive un'azione già conclusa prima di un altro momento del passato, esattamente come il tuo trapassato prossimo ('avevo parlato'). Valgono le stesse due regole viste nel perfecto: sempre haber, mai ser o estar, e participio che non concorda mai col soggetto.
La differenza pratica riguarda dove mettere l'avverbio. L'italiano inserisce 'già' proprio tra ausiliare e participio come ordine più naturale ('avevo già finito'). In spagnolo l'ordine più parlato mette ya prima di había (ya había terminado); había ya terminado è grammaticale ma suona da manuale, non da conversazione. Non è un errore, ma tradurre parola per parola l'ordine italiano produce una frase più formale di quanto si intendesse.
L'italiano ha anche un trapassato remoto ('ebbi parlato'), raro ma insegnato per la narrazione col passato remoto. Lo spagnolo ha un equivalente, il pretérito anterior (hube hablado), ma è praticamente scomparso: nella lingua di oggi il pluscuamperfecto basta da solo, senza bisogno di una seconda forma parallela.
| había, habías, había, habíamos, habíais, habían + participio | imperfetto di *haber*, stesso participio invariabile del perfecto |
|---|---|
| *ya había terminado* | ordine più parlato |
| *había ya terminado* | grammaticale ma formale, da testo scritto |
| pretérito anterior (*hube hablado*) | praticamente scomparso, sostituito dal pluscuamperfecto |
Esempi
- Cuando llegué a casa, mis padres ya habían cenado.Quando sono arrivato a casa, i miei genitori avevano già cenato.
- Nunca había visto una playa tan bonita.Non avevo mai visto una spiaggia così bella.
- Ya había terminado los deberes cuando me llamaste.Avevo già finito i compiti quando mi hai chiamato.
Errore tipico: Mettere ya tra había e il participio (había ya terminado) non è un errore ma suona da manuale, mentre l'italiano piazza 'già' proprio lì in modo naturale, quindi il calco letterale produce una frase più formale di quanto si intendesse.
Futuro: le stesse forme, ma non dopo 'cuando' o il 'si' condizionale
Il futuro semplice spagnolo esprime previsioni, promesse e supposizioni sul presente esattamente come il tuo futuro di probabilità, ma non compare mai nella subordinata temporale con cuando né nella condizionale con si quando il verbo principale si riferisce al futuro.
Il futuro semplice si forma sull'infinito più desinenze regolari (hablaré, comerás, vivirá...), con un gruppo di verbi che contraggono la radice: tendré, pondré, saldré, vendré, podré, sabré, querré, haré, diré. Non sono forme del tutto estranee: anche il tuo futuro contrae la radice in modo simile in verbi come 'avrò', 'andrò', 'potrò', 'saprò', 'vorrò', 'verrò'.
Un uso si trasferisce senza problemi: la supposizione sul presente. ¿Qué hora será?, tendrá unos cuarenta años funzionano esattamente come il tuo futuro di probabilità ('che ore saranno?', 'avrà una quarantina d'anni'). Qui l'istinto italiano è corretto e vale parola per parola.
Il punto dove l'istinto tradisce è la subordinata sul futuro. L'italiano usa il futuro anche dopo 'quando' e 'se' riferiti al futuro ('quando arriverò, ti chiamerò'; 'se pioverà, resteremo a casa'). Lo spagnolo non lo fa mai: dopo cuando riferito al futuro serve il presente di congiuntivo (cuando llegue, te llamaré), e nelle proposizioni condizionali introdotte da si il presente di indicativo (si llueve, nos quedaremos en casa). Cuando llegaré e il condizionale si lloverá sono calchi scorretti, anche se a un orecchio italiano suonano perfettamente naturali. Quando invece si introduce una domanda indiretta, il futuro è normale come in italiano: No sé si vendrá mañana.
| hablaré, hablarás, hablará, hablaremos, hablaréis, hablarán | desinenze regolari sull'infinito |
|---|---|
| tendré, pondré, saldré, vendré, podré, sabré, querré, haré, diré | radici irregolari, come i tuoi 'avrò', 'andrò', 'potrò' |
| *¿Qué hora será?* | supposizione sul presente, identica al tuo futuro di probabilità |
| *cuando llegue...* | presente di congiuntivo dopo 'cuando' riferito al futuro, mai il futuro |
| *si llueve...* | presente di indicativo dopo il 'si' condizionale riferito al futuro, mai il futuro (ma *no sé si vendrá* è corretto) |
Esempi
- Mañana hablaré con el director sobre el problema.Domani parlerò con il direttore del problema.
- Serán las tres, más o menos.Saranno le tre, più o meno.
- Cuando llegue el verano, iremos a la playa.Quando arriverà l'estate, andremo al mare.
Errore tipico: Dopo cuando riferito al futuro, o dopo il si di una condizione, l'italiano userebbe comunque il futuro ('quando arriverò', 'se pioverà'), mentre lo spagnolo vuole il congiuntivo presente dopo cuando e l'indicativo presente dopo il si condizionale, quindi cuando llegaré e si lloverá, nos quedaremos sono calchi scorretti anche se suonano naturalissimi a chi traduce dall'italiano.
Condicional: semplice dove tu useresti il condizionale composto
Per riferire un'azione futura vista da un momento passato lo spagnolo usa il condicional semplice, dijo que vendría, mai il condizionale composto che useresti tu.
Il condicional simple copre gli stessi due usi di base del tuo condizionale: l'ipotesi (si tuviera tiempo, iría, parallelo a 'se avessi tempo, andrei') e la cortesia (me gustaría, ¿podrías ayudarme?, parallelo a 'vorrei', 'potresti aiutarmi?'). Qui la struttura e l'istinto italiano funzionano quasi senza modifiche.
Il punto dove i due sistemi si separano è il discorso indiretto sul futuro. L'italiano richiede il condizionale composto per riferire un'azione futura vista da un momento passato ('ha detto che sarebbe venuto', 'pensavo che avresti chiamato'). Lo spagnolo usa lì il condicional semplice, non un tempo composto: dijo que vendría, pensaba que llamarías. Tradurre parola per parola il condizionale composto italiano produce dijo que habría venido, una frase che uno spagnolo non direbbe per un semplice futuro nel passato: il condicional compuesto esiste, ma serve per un'altra ipotesi, non per questo racconto.
Per l'ipotesi al passato la struttura torna a coincidere: si hubiera sabido, habría venido segue lo stesso schema di 'se avessi saputo, sarei venuto', un composto su entrambi i lati della frase.
| hablaría, hablarías, hablaría, hablaríamos, hablaríais, hablarían | stessa radice del futuro, anche nelle irregolarità (tendría, pondría, haría...) |
|---|---|
| *me gustaría*, *¿podrías...?* | cortesia, corrisponde a 'vorrei', 'potresti' |
| *dijo que vendría* | futuro nel passato: condicional SEMPLICE, non il tuo condizionale composto |
| *si tuviera..., viajaría* | ipotesi presente, stessa struttura di 'se avessi..., viaggerei' |
Esempi
- Me dijo que llegaría a las ocho.Mi ha detto che sarebbe arrivato alle otto.
- Me gustaría probar el gazpacho antes de irme.Mi piacerebbe assaggiare il gazpacho prima di partire.
- Si tuviera más tiempo, aprendería a tocar la guitarra.Se avessi più tempo, imparerei a suonare la chitarra.
Errore tipico: Chi riporta un futuro visto dal passato tende a copiare il condizionale composto italiano e a dire dijo que habría venido, ma lo spagnolo vuole qui il condicional semplice, dijo que vendría, perché il tempo composto esiste ma serve per un'altra ipotesi, non per questo racconto.
Subjuntivo presente: lo stesso congiuntivo, con un'eccezione su creer y pensar
Con creer e pensar affermativi lo spagnolo usa l'indicativo, non il congiuntivo che userebbe l'italiano, e nei verbi in -ir il cambio vocalico non scompare mai del tutto in nosotros e vosotros.
Il congiuntivo esiste anche nella tua lingua, quindi l'idea di un modo per il dubbio, il desiderio o l'emozione non è nuova: quiero que vengas funziona come 'voglio che tu venga', espero que le guste come 'spero che gli piaccia'. Questa somiglianza regge in moltissimi casi ed è un vantaggio reale rispetto a chi parte da una lingua senza congiuntivo.
Il punto dove l'istinto tradisce è creer e pensar. In italiano 'credere' e 'pensare' richiedono il congiuntivo anche in frase affermativa ('Credo che abbia ragione'). Lo spagnolo, in affermativa, usa l'indicativo: Creo que tiene razón, non tenga. Il subjuntivo compare solo negando il verbo: No creo que tenga razón.
Altri tre casi da non perdere. Con cuando riferito al futuro lo spagnolo vuole il congiuntivo dove l'italiano usa il futuro: cuando llegues, llámame, 'quando arriverai, chiamami'. Dopo para que serve il congiuntivo come dopo 'perché' o 'affinché': te lo explico para que lo entiendas. E aunque cambia modo da solo: indicativo per un fatto dato per certo (aunque es difícil, lo intento), congiuntivo quando non lo si presenta come fatto (aunque no me guste), mentre l'italiano sceglie piuttosto la congiunzione, 'anche se' o 'benché'.
I verbi con cambio vocalico complicano la coniugazione, non la regola d'uso. Nei verbi in -ar e -er il cambio si perde proprio dove ti aspetteresti di trovarlo ancora, in nosotros e vosotros: quiera ma queramos, vuelva ma volvamos. Nei verbi in -ir invece un cambio più piccolo resta anche lì: pida diventa pidamos, sienta diventa sintamos, duerma diventa durmamos. Non è deducibile dall'indicativo, va imparato verbo per verbo.
| quiera / queramos | querer: il cambio e>ie si perde in nosotros y vosotros, torna alla vocale piatta |
|---|---|
| vuelva / volvamos | volver: stesso schema, o>ue si perde in nosotros y vosotros |
| pida / pidamos | pedir (-ir): il cambio e>i resta anche in nosotros y vosotros, più piccolo del dittongo |
| sienta / sintamos | sentir (-ir): e>ie diventa e>i in nosotros y vosotros, non scompare come nei verbi in -ar/-er |
| duerma / durmamos | dormir (-ir): o>ue diventa o>u in nosotros y vosotros |
| creo que tiene razón | creer affermativo: indicativo, dove l'italiano userebbe il congiuntivo |
| no creo que tenga razón | creer negato: subjuntivo, come farebbe l'italiano |
Esempi
- Espero que llegues a tiempo a la reunión.Spero che tu arrivi in tempo alla riunione.
- Creo que tiene razón, aunque no me guste.Penso che abbia ragione, anche se non mi piace.
- Quiero que pidamos la cuenta antes de las diez.Voglio che chiediamo il conto prima delle dieci.
- Ojalá durmamos bien esta noche.Speriamo di dormire bene stanotte.
Errore tipico: L'errore più comune è trasferire l'obbligo italiano del congiuntivo dopo 'credere' e 'pensare' e dire creo que tenga razón, quando lo spagnolo passa al subjuntivo solo se il verbo è negato.
Imperativo: il negativo che non passa mai per l'infinito
L'imperativo negativo spagnolo usa sempre il subjuntivo, anche con tú, e non ha una forma con l'infinito come il 'non parlare' italiano.
L'imperativo affermativo di tú coincide con la terza persona del presente indicativo (habla, come, vive), con poche eccezioni da imparare a memoria (di, ve, ven). L'imperativo di usted usa invece le stesse forme del subjuntivo viste sopra (hable, coma, viva), e questo vale anche per nosotros: hablemos è la forma con cui si dice 'parliamo' come comando, diversa da hablamos dell'indicativo. L'italiano invece usa la stessa forma per dire e per comandare: 'parliamo' serve per entrambi, senza cambiare vocale.
Il vero scoglio è l'imperativo negativo. Lo spagnolo lo forma sempre con il subjuntivo, in ogni persona, tú compreso: no hables, no coma, no hablemos. Non esiste una forma con l'infinito. L'italiano invece, alla seconda persona singolare, nega con l'infinito: 'non parlare', non 'non parli'. Chi trasferisce questa costruzione produce un errore tipico e sistematico.
I pronomi si comportano come in italiano nell'affermativo, attaccati alla fine del verbo (dímelo, siéntate, come 'dimmelo', 'siediti'), ma nel negativo tornano prima del verbo coniugato: no me lo digas, non un equivalente diretto di 'non dirmelo'. In Spagna il vosotros affermativo cambia la -r finale dell'infinito in -d (hablad, comed, vivid); il negativo torna al subjuntivo (no habléis).
| habla / no hables | tú affermativo è l'indicativo lui/lei, tú negativo è sempre subjuntivo, mai infinito |
|---|---|
| hable / no hable | usted usa il subjuntivo in entrambe le direzioni |
| hablemos / no hablemos | nosotros comando è la forma del subjuntivo, diversa da hablamos indicativo; l'italiano usa la stessa forma per dire e comandare |
| hablad / no habléis | vosotros affermativo cambia la -r finale dell'infinito in -d, il negativo torna al subjuntivo |
| dímelo / no me lo digas | il pronome si attacca dopo nell'affermativo, come in italiano, ma torna prima del verbo nel negativo |
Esempi
- Habla más despacio, por favor.Parla più piano, per favore.
- No hables tan rápido, que no te entiendo.Non parlare così in fretta, che non ti capisco.
- Sentémonos aquí, hay más sombra.Sediamoci qui, c'è più ombra.
- No se lo digas a nadie, por favor.Non dirlo a nessuno, per favore.
Errore tipico: L'errore tipico è calcare la negazione italiana con l'infinito e dire no hablar invece di no hables, perché in italiano il comando negativo alla seconda persona singolare si forma proprio con l'infinito.
Por y para: i due volti del tuo per
Por e para spesso coincidono con il per italiano tale e quale, tranne nel punto dove il per italiano nasconde due cose diverse: la causa (por) e il destinatario o lo scopo (para).
L'italiano 'per' copre già buona parte del terreno che lo spagnolo divide fra por e para, e in molti casi l'istinto trasferisce bene: la destinazione (Salgo para Madrid, come 'Parto per Madrid'), lo scopo con l'infinito (para aprender español, come 'per imparare lo spagnolo'), la durata (por dos horas, come 'per due ore', anche se in Spagna è più comune durante dos horas o solo dos horas) e il cambio (lo cambié por otro, come 'l'ho cambiato per un altro') si comportano come ti aspetti.
Il punto dove 'per' nasconde una scelta che lo spagnolo fa sempre è la causa contro il destinatario. Esto es para ti (sei il destinatario) e Lo hice por ti (l'ho fatto per causa tua, per il tuo bene) sarebbero entrambi 'per te' in italiano: la tua lingua non segnala quale sia, lo spagnolo sì, e va scelto chiedendosi se si tratta del motivo o di chi riceve.
Un secondo punto senza alcun aiuto dal 'per' italiano è la parte della giornata: por la mañana, por la tarde, por la noche corrispondono a 'di mattina', 'di pomeriggio', 'di sera o notte', mai a un 'per' letterale. Infine il por dell'agente in una passiva (escrito por Cervantes) corrisponde al 'da' italiano ('scritto da Cervantes'), non a 'per'.
| para + destinatario o scopo | es para ti, para aprender: uguale al per italiano |
|---|---|
| para + scadenza | para el lunes: uguale al per italiano (per lunedì) |
| por + causa o motivo | lo hice por ti: dove l'italiano direbbe ancora per te, ma è il motivo, non il destinatario |
| por + durata | por dos horas: corretto come il per italiano, ma in Spagna è più comune durante dos horas o solo dos horas |
| por + parte del giorno | por la mañana: l'italiano non usa per, dice di mattina |
| por + agente del passivo | escrito por Cervantes: corrisponde al da italiano, non al per |
Esempi
- Este libro es para ti.Questo libro è per te.
- Lo hice por ti, no para ti.L'ho fatto per causa tua, non perché fosse un regalo per te.
- Trabajo por la mañana y estudio por la tarde.Lavoro di mattina e studio di pomeriggio.
- La carta fue escrita por mi abuela.La lettera fu scritta da mia nonna.
Errore tipico: Chi parla italiano tende a scegliere para ogni volta che il pensiero passa per 'per', dicendo lo hice para ti quando il senso è il motivo e non il destinatario, e la forma corretta è lo hice por ti.
Preposiciones frecuentes: la a personale che il tuo italiano non conosce
La maggior parte delle preposizioni coincide con l'italiano, ma la a davanti a una persona come oggetto diretto (veo a Juan) non ha alcun corrispettivo italiano, e lo stesso 'a casa' italiano si divide in spagnolo fra a (moto) ed en (stato).
Molte preposizioni spagnole coincidono con quelle italiane e l'istinto funziona senza bisogno di pensarci: de corrisponde a 'di' (el regalo de mi abuela), con a 'con', entre a 'tra' o 'fra', sobre a 'su'. Anche desde... hasta rispecchia 'da... a'. Su questi non c'è nulla da correggere.
Il buco reale è la a personale: lo spagnolo la mette sempre davanti a un oggetto diretto che è una persona specifica (Busco a mi hermana, Veo a Juan), e l'italiano non ha nulla di equivalente ('Vedo Giovanni', senza preposizione). Non essendoci alcun segnale da cui partire in italiano, questa a si dimentica con grande facilità e va imparata come regola a parte, non trasferita.
L'altro punto delicato è il cambio fra a ed en con i luoghi abituali. L'italiano usa 'a casa' sia per il moto che per lo stato ('vado a casa' e 'sono a casa'), ma lo spagnolo cambia preposizione: voy a casa (moto) contro estoy en casa (stato). Lo stesso accade con la scuola o il lavoro: voy al colegio contro estoy en el colegio. In Spagna si dice entrar en un luogo (entramos en el museo); in America Latina si sente spesso entrar a.
| de, con, entre, sobre | corrispondono quasi sempre a di, con, tra/fra, su: l'istinto italiano funziona |
|---|---|
| a personale (veo a Juan) | l'italiano non ha nulla di equivalente (vedo Giovanni), va imparata a memoria |
| voy a casa / estoy en casa | l'italiano usa a casa per entrambi, lo spagnolo cambia preposizione tra moto e stato |
| voy al colegio / estoy en el colegio | stesso cambio con scuola e lavoro |
| entrar en el museo | forma peninsulare; in America Latina si sente anche entrar a |
Esempi
- Busco a mi hermana en el aeropuerto.Cerco mia sorella all'aeroporto.
- Voy a casa, pero mi padre ya está en casa.Vado a casa, ma mio padre è già a casa.
- El regalo es de mi abuela.Il regalo è di mia nonna.
- Entramos en el museo a las diez.Siamo entrati nel museo alle dieci.
Errore tipico: L'errore più frequente è omettere la a personale, dicendo veo Juan invece di veo a Juan, perché l'italiano non segnala mai questo caso con nessuna preposizione.
Perífrasis: ir a, acabar de, estar + gerundio
Estar + gerundio si trasferisce quasi intatto dal tuo stare + gerundio; ir a e acabar de no, sono costruzioni proprie da imparare così come sono, non da tradurre parola per parola.
Estar + gerundio funziona quasi esattamente come il tuo stare + gerundio: estoy comiendo è sto mangiando, stessa idea, stessa forma. Puoi trasferire l'abitudine quasi senza pensarci, con un'attenzione ai gerundi con cambio vocalico (pedir diventa pidiendo, dormir diventa durmiendo) e a quelli irregolari (leer diventa leyendo, ir diventa yendo), che non hanno un corrispettivo prevedibile e vanno imparati verbo per verbo. Nota anche che con i verbi di movimento lo spagnolo preferisce spesso il presente semplice: ya voy suona più naturale di estoy yendo, dove il tuo italiano direbbe volentieri sto arrivando.
Ir a più infinitivo è dove la traduzione letterale tradisce di più: indica futuro immediato o intenzione (voy a llamarte, ti chiamerò), ma il tuo andare a non si è grammaticalizzato allo stesso modo. Vado a comprare il pane implica quasi sempre uno spostamento fisico; voy a comprar pan può funzionare come futuro o intenzione senza implicare necessariamente uno spostamento fisico, anche a settimane di distanza: è il contesto a decidere.
Acabar de più infinitivo è un falso amico di finire di. Finire di mangiare descrive il completamento di un'azione; acabar de comer significa invece aver appena mangiato, un'azione recentissima, quasi sempre al presente o all'imperfetto (acababa de llegar cuando llamaste).
| ir a + infinitivo | futuro immediato o intenzione: voy a llamarte |
|---|---|
| acabar de + infinitivo | azione appena conclusa: acabo de llegar, sono appena arrivato |
| estar + gerundio | azione in corso, come stare + gerundio: estoy comiendo |
| gerundi con cambio vocalico | pedir → pidiendo, dormir → durmiendo, decir → diciendo |
| gerundi irregolari | leer → leyendo, ir → yendo, poder → pudiendo |
Esempi
- Voy a llamarte en cuanto termine la reunión.Ti chiamo appena finisce la riunione.
- Acabo de hablar con tu hermano.Ho appena parlato con tuo fratello.
- Los niños están durmiendo la siesta.I bambini stanno facendo il pisolino.
- Ya voy, espérame en la puerta.Arrivo, aspettami alla porta.
Errore tipico: Il tranello più comune è usare acabar de pensando a finire di e sbagliare il senso: acabo de comer non vuol dire che hai finito di mangiare adesso, vuol dire che hai mangiato pochissimo tempo fa.
Acentos y ortografía
La tilde spagnola segue una regola totale e calcolabile; il rischio vero per te non è l'accento, è la doppia consonante che il tuo italiano aggiunge per abitudine dove lo spagnolo non la vuole.
Lo spagnolo segna l'accento tonico con una regola totale: le tronche la portano se finiscono in vocale, n o s (café, francés) e non la portano se finiscono in un'altra consonante (reloj, papel), le piane fanno il contrario, senza tilde se finiscono in vocale, n o s (examen, joven) e con la tilde se finiscono in un'altra consonante (árbol, fácil), e le sdrucciole e bisdrucciole la portano sempre (música, dígamelo). Il tuo italiano usa l'accento scritto molto più di rado, quasi solo sulle tronche (città, però): per una sdrucciola come tavolo o musica non c'è alcun segno e la posizione va semplicemente saputa. In spagnolo, se non vedi una tilde, puoi sempre calcolare dove cade la voce.
L'accento diacritico che distingue due parole altrimenti identiche esiste anche in italiano (sì/si, è/e, dà/da, sé/se), quindi il principio non è nuovo: tú/tu, él/el, mí/mi, sé/se, dé/de, más/mas funzionano allo stesso modo. Una differenza vera: qué, cómo, cuándo, dónde mantengono la tilde anche nelle domande indirette (no sé qué quieres), mentre che, come, quando, dove in italiano non la portano mai, dirette o indirette che siano.
Il vero scoglio ortografico è un altro: lo spagnolo raddoppia le consonanti molto meno dell'italiano; i casi comuni da ricordare sono la rr intervocalica (perro), cc (acción) e nn (innecesario), mentre ll è un digrafo, non una doppia. Le doppie tipiche dell'italiano, come ss e ff, normalmente non si trasferiscono allo spagnolo, che perde la doppia proprio dove te l'aspetti: profesión, necesario, comunicación.
| Tronca (vocale/n/s) | con tilde: café, canción, francés |
|---|---|
| Tronca (altra consonante) | senza tilde: reloj, papel, ciudad |
| Piana (vocale/n/s) | senza tilde: casa, examen, joven |
| Piana (altra consonante) | con tilde: árbol, fácil, lápiz |
| Sdrucciola e bisdrucciola | tilde sempre: música, dígamelo |
| Diacritica | tú/tu, él/el, sé/se, dé/de, más/mas, come sì/si, è/e |
| Interrogativi/esclamativi | qué, cómo, cuándo, dónde, tilde anche nelle domande indirette |
| Consonanti doppie comuni | rr intervocalica, cc, nn; le doppie italiane come ss e ff normalmente non passano allo spagnolo (ll è un digrafo) |
Esempi
- ¿Tú sabes si él va a venir?Sai tu se lui verrà?
- No sé qué quieres decirme.Non so cosa tu voglia dirmi.
- Necesito hablar de mi profesión con más calma.Ho bisogno di parlare della mia professione con più calma.
- Él dice que sí, pero yo creo que no.Lui dice di sì, ma io credo di no.
Errore tipico: L'errore più costante è raddoppiare le consonanti per abitudine italiana dove lo spagnolo ne vuole una sola, scrivendo profesión, necesario o comunicación con doppie che in queste parole spagnole non ci sono.
Números, fechas y la hora
Da 31 a 99 separa decine e unità con y invece di fonderle, fai concordare in genere le centinaia da 200 a 900, e non dimenticare mai il de tra giorno, mese e anno.
Il sistema dei numeri cardinali dal 21 al 29 fonde le forme come il tuo italiano: veintiuno, veintidós, veintitrés, proprio come ventuno, ventidue, ventitré. Da 31 a 99, quando ci sono decine e unità, lo spagnolo invece le separa in due parole unite dalla congiunzione y: treinta y uno, cuarenta y dos, noventa y nueve, mentre il tuo italiano continua a fondere tutto senza congiunzione (trentuno, quarantadue, novantanove). La y sta solo tra decine e unità: si dice ciento uno, doscientos uno e mil uno, senza y, ma ciento treinta y dos.
Le centinaia da 200 a 900 concordano in genere con il sostantivo, cosa che il tuo italiano non fa mai: doscientos euros ma doscientas páginas, quinientos hombres ma quinientas mujeres, mentre cien e ciento restano invariati (cien páginas, ciento veinte páginas). Duecento resta identico davanti a maschile o femminile, quindi questa concordanza va aggiunta come un riflesso nuovo, non trasferito da casa.
Nelle date, lo spagnolo inserisce sempre de tra il giorno e il mese e tra il mese e l'anno: el 5 de marzo de 2024. Il tuo italiano costruisce la data senza preposizione, solo con l'articolo (il 5 marzo 2024), quindi la tentazione è lasciare fuori quel de.
Per l'ora, lo spagnolo concorda singolare e plurale come te: es la una ma son las dos, esattamente come è l'una e sono le due. Anche la forma sottrattiva dell'ultimo quarto ti è familiare: son las tres menos cuarto funziona come sono le tre meno un quarto. Curiosità utile: un billón spagnolo vale un bilione italiano, 10 alla dodicesima, non il billion inglese di 10 alla nona.
| 21-29 | fusi come in italiano: veintiuno, veintidós |
|---|---|
| 31 a 99 (decine + unità) | separati con y: treinta y uno, cuarenta y dos |
| Centinaia | da 200 a 900 concordano in genere: doscientos euros, doscientas páginas; cien e ciento restano invariati |
| Data | sempre con de: el 5 de marzo de 2024 |
| Ora singolare/plurale | es la una, son las dos, come è l'una / sono le due |
| Billón | 10 alla 12, come il tuo bilione, non il billion inglese |
Esempi
- Tengo treinta y un años y mi hermana veintinueve.Ho trentun anni e mia sorella ventinove.
- Compramos doscientas sillas para la boda.Abbiamo comprato duecento sedie per il matrimonio.
- Nació el 5 de marzo de 1990.È nato/a il 5 marzo 1990.
- Son las tres menos cuarto.Sono le tre meno un quarto.
Errore tipico: Il calco più tipico è fondere i numeri da 31 a 99 con decine e unità come fai in italiano, scrivendo qualcosa come treintaiuno invece di treinta y uno.